Sono trascorsi 10 anni da quel Fiorentina – Parma, ma chi era presente al Franchi ricorderà la sensazione che si scatenò tra i tifosi e poi tra i giocatori alla notizia che il Milan di Ancelotti stava perdendo a Napoli. Una moto emotivo violento e irrefrenabile che permise agli uomini di Prandelli e ad una città intera di ritrovare sé stessa e le sue ambizioni.

La Fiorentina quel giorno affrontava il Parma, una squadra motivatissima poiché proprio a Firenze poteva giocarsi la salvezza: i viola invece erano scarichi, i rossoneri per la prima volta in stagione, dopo essere stati sempre a distanza di sicurezza gli avevano sorpassati e con due partite piuttosto facili prima del termine del Campionato si candidavano a prendere il posto della Fiorentina nella prossima Champions League.

Colpa di una sconfitta sciagurata a Cagliari, una trasferta difficile considerata la posta in palio per la squadra di Ballardini e la fragilità mentale dei viola, ancora feriti dalla batosta presa pochi giorni prima in Europa League, venendo eliminati dopo una battaglia durata ( e dominata) 210 minuti contro i Ranger Glasgow in semifinale. Un 2-1 pesantissimo che aveva permesso al Milan un sorpasso insperato e ormai considerato definitivo.
E invece no, il Napoli di Reja ormai non ha più niente da chiedere al campionato ma vuole salutare il proprio pubblico con una grande prestazione e strapazza il Milan che si arrende sperando magari che il Parma a Firenze trovi una squadra ancora in confusione: e per un po’ è effettivamente così.

Una cavalcata bellissima , coraggiosa dove la Fiorentina e Firenze avevano addirittura rischiato di perdere il proprio allenatore colpito da un lutto gravissimo praticamente ad inizio stagione. “Non alzeremo nessuna coppa, ma abbiamo una squadra di guerrieri guidati da un grande uomo”, questo lo striscione della Fiesole ad inizio partita, Firenze avrebbe perdonato quel Maggio disastroso, ma no quella squadra dal cuore così grande non se lo meritava!

Non potevamo accontentarci di aver battuto finalmente la Juventus a Torino, di aver sbaragliato il PSV, di aver urlato di gioia nella notte di Liverpool contro quell’Everton “indemoniato”. C’era da scrivere un altro finale, quello dove la Fiorentina alla fine andava in Champions. Al 35′ il Napoli passa in vantaggio. Ed ecco la sensazione di cui parlavo all’inizio dell’articolo: non è finita. Ecco, alla Fiorentina che si stava per arrendere un attimo prima del miracolo tornano forze misteriose: al 39′ Santana pareggia, girando in rete l’assist di Montolivo.
Il secondo tempo è un assalto, il Parma sparisce dal campo, il tempo passa inesorabile ma la Fiorentina non lo sente e crede in quella vittoria: al 32′ Jorgensen, maestro nelle situazioni che richiedevano di rimanere calmi, trova il cross perfetto per Semioli (punito pochi minuti prima con un giallo per simulazione, assurdo considerando la solarità del rigore) che devia in rete di testa.

I minuti finali sono una lunga preghiera: al 39′ Dessena va vicinissimo al gol del pari ma questa Fiorentina adesso si è ritrovata e non vuole più soffrire. Così ci pensa Osvaldo al 41′ a chiudere definitivamente i giochi. Il Parma è sbilanciato in avanti, saltano tutte le marcature e il 9 argentino può segnare indisturbato il gol del 3-1: un gol importantissimo che regala a Firenze la possibilità di scrivere appunto un altro finale. Un gol che però non sarà il più bello di Osvaldo considerando quello che sarebbe accaduto appena 7 giorni più tardi a Torino.

Al triplice fischio è festa grande perché nel frattempo in Napoli ha segnato altri due gol e a poco serve la rete di Seedorf su punizione allo scadere del secondo tempo: quella sensazione di inarrestabile forza che si era scatenata al gol di Hamsik sembra essersi placata, il Parma affonda nella sua disperazione, la Fiorentina si prepara all’ultima battaglia.

 

 

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