In pieno clima Mondiale, proprio nel weekend dove tutti attendono il nome della 4 semi-finaliste, Sport Fiorentina ha avuto la possibilità di scambiare due chiacchiere con Duccio Fumero, uno dei giornalisti più apprezzati del panorama giornalistico italiano quando si parla di palla ovale:nel 2017 anno in cui l’avventura del suo blog Rugby 1823 terminò per “cause di forza maggiore” molti appassionati temettero di perdere uno dei contributi quotidiani più aggiornati e competenti in materia rugbistica, ma fortunatamente, Duccio Fumero sentiva di aver ancora molto da condividere con i suoi lettori: ed è così che è nato un nuovo progetto editoriale chiamato R1823.

– Il Mondiale dell’Italia è finito anzitempo a causa di un tifone che ricordiamolo, in Giappone ha causato vittime, dispersi e ingenti danni economici. Come giudicheresti l’Italia vista nei match contro Sud Africa, Namibia e Canada?

E’ stata l’Italia che ci aspettavamo. Superiore alle squadre che di fatto sono peggiori sotto un profilo tecnico, fisico e tattico ma anche nettamente inferiore ad un Sud Africa che diciamolo, non è mai apparso in difficoltà nella gara contro gli Azzurri. Certo l’espulsione di Lovotti ha notevolmente spianato la strada agli “Springboks” che comunque confermano di essere un collettivo che gode di un grande stato di forma. Si poteva e si doveva fare di più, è giusto pretenderlo arrivati a questo punto: le tre mete subite contro la Namibia se si pensa che gli Azzurri dovevano proiettarsi a scontri ben più complicati.

– Si parla moltissimo del Giappone come squadra rivelazione di questa World Cup… certo le vittorie messe a segno nella fase a gironi sono rimarchevoli ma non c’è niente di improvvisato! La selezione nipponica prepara questo momento ormai da anni…

Sicuramente… sono stati 4 anni intensi per il rugby giapponese, quattro anni in cui il rugby si è evoluto e il Giappone ha investito in questo sport importanti risorse. La passione per la palla ovale non manca, l’applicazione di questo popolo e la continua ricerca di un miglioramento, hanno fatto il resto. Quattro anni fa quando il Giappone si impose sul Sud Africa, non riuscendo comunque a superare la prima fase, si parlò erroneamente di “casualità”… in realtà sconfiggere una squadra di quel blasone ed esperienza non è mai facile, tantomeno ad un Mondiale. Penso che al Giappone vada assolutamente un plauso particolare, la vittoria con l’Irlanda può riassumere il valore del lavoro svolto in questi anni.

– In un tuo articolo descrivevi l’Italia del rugby come una squadra prigioniera di un “limbo eterno tra il salto di qualità e l’utopia”… un pensiero dopo questa esperienza al Mondiale?!?

I vertici del rugby italiano devono necessariamente porsi delle domande visto che l’immobilismo nello sport e nella programmazione è una scelta molto pericolosa. L’Italia nella figura delle sue Accademie non forma giocatori competitivi sul piano internazionale: è un dato di fatto, basta andare a controllare i Club di provenienza dei Nazionali. Zebre e Treviso faticano a trovare continuità di risultati e considerando che formare giocatori dovrebbe essere il focus fondamentale di una Federazione sportiva, mi sembra che non si possa essere soddisfatti di quanto raccolto e seminato fino a questo momento.

– La situazione attorno alla Nazionale Azzurra non è delle più serene ultimamente…

L’Italia che doveva cambiare la sua guida tecnica molto probabilmente rimarrà con O’Shea fino al prossimo Sei Nazioni poiché il tecnico che avrebbe dovuto succedergli alla guida degli Azzurri sta affrontando una serie di problematiche incompatibili con il ruolo di commissario tecnico. Niente contro O’Shea per carità, certo non si comprende bene come si andrà avanti con la programmazione…

– Nel 2020 ci saranno anche le elezioni Federali. Nel 2016 Gavazzi affermò piuttosto risentito che quella appena ottenuta non era che una vittoria di “Pirro” poiché lui in quel rugby, in quel modo di fare sport, non si riconosceva più. Che scenari si stanno preparando?

Sinceramente non so se si andrà incontro ad una rielezione di Gavazzi che per ora non si è espresso in modo diretto ma che molto probabilmente si candiderà nuovamente: Gavazzi sta valutando varie possibilità, certo, poter ricoprire il suo terzo mandato federale sarebbe fondamentale visto l’ingente quantità di fondi che arriveranno dal Sei Nazioni e dal Pro 14. Gavazzi sa bene che sono troppi i punti sul quale il suo operato sarà discusso, le zone d’ombra da spiegare, gli insuccessi ai quali accennavamo prima. Si parla quindi di una nuova candidatura che l’attuale Presidente appoggerebbe. Guardando alle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dovrebbe essere certa la candidatura di Marzio Innocenti, sconfitto proprio da Gavazzi nelle elezioni di 4 anni quando faceva parte del Movimento Pronti al Cambiamento. Ci sarebbe anche una terza ipotesi che io ritengo molto interessante ossia quella riguardante una nuova cordata formata da manager non legati da uno storico personale nel mondo della “palla ovale” e che proprio in questo mondo vorrebbero portare molte novità. Personalmente ritengo sia un grosso limite del rugby quello di rimanere sempre troppo legato alla “sua dimensione” non allargando i propri orizzonti.

-Chi vince il Mondiale?

Beh sarò scontato ma ignorare la completezza, la determinazione, l’esperienza e il blasone di una squadra come la Nuova Zelanda sarebbe paradossale. Quindi i favoriti rimangono loro ma attenzione a Galles e Sud Africa. I gallesi si sono resi protagonisti dei match fino a questo momento più appassionanti, giocando il miglior rugby. Il Sud Africa nell’ultimo Championship ha palesato un grande stato di forma, potrebbe assolutamente puntare al titolo!

– Passiamo adesso a parlare di quella che è la tua esperienza personale in questo “Mondo”: nel 2007 nasce l’esperienza editoriale di un blog che in breve tempo si afferma con un punto di riferimento nel giornalismo di informazione e di opinione legato alla palla ovale. Un’avventura che si interrompe nel Dicembre 2017 ma che fa da ponte per un nuovo progetto ossia quello di R 1823…

Rugby 1823 è un progetto giornalistico nel quale la mia passione per questo sport ha incontrato un’idea che a mio avviso poteva essere interessante: un blog che nasceva con l’idea di interessare ad un pubblico di nicchia e che invece ha trovato un vuoto, aprendosi ad un pubblico formato non soltanto dagli “addetti ai lavori”: Quando Blogo.it ossia il mio editore di allora ha presentato istanza di fallimento anche la storia di Rugby 1823 ha chiuso i battenti. E’ stato un momento sicuramente molto difficile ma ad avere la meglio è stata la mia voglia di scrivere ancora su di uno sport e di un mondo che amo, il desiderio di dare ancora il mio contributo. Ci sono così tanti argomenti da trattare e R1823 lo fa quotidianamente attraverso il mio punto di vista e avvalendosi di contributi e collaborazioni importanti.

– Nelle interviste con alcuni dei tuoi colleghi come Marco Pastonesi, Paolo Wilhelm e Marco Turchetto abbiamo approfondito un aspetto molto intimo per un giornalista ossia il modo in cui si sceglie di raccontare, quello in cui ci si riconosce di più, in cui si sente di trasmettere di più a chi legge … Quale è il tuo?

Se si ha l’onere e l’onore di poter scrivere di argomenti che smuovono in noi non solo interesse ma autentica passione penso sia un dovere quello di trasmettere il meglio di ciò che possiamo produrre, non limitandosi a raccontare quello che si vede ma sviscerandone gli aspetti più profondi con oggettività ma rimanendo fedeli alla propria indipendenza di giudizio.

– Seguendoti sui social oltre che nella tua attività giornalistica appare lampante come la tua capacità analitica e critica ti porti a raccontare il rugby, soprattutto quello italiano con toni decisamente meno retorici e smielati di quando non si faccia solitamente sui media nazionali… Non credi che quel modo di raccontare il rugby distorga in qualche modo la realtà di uno sport che in Italia gode di una fama sicuramente meritata ma che non lo rappresenta fino in fondo?

Assolutamente si… c’è questa sorta di “storytelling” attorno al rugby in Italia che ne fa un quadro d’insieme molto poetico ma irreale. Il rugby come altri sport si fonda su un gioco bellissimo che accende l’entusiasmo di tanti appassionati ma che ha le proprie dinamiche interne che ovviamente si reggono anche su grandi contraddizioni e come tutti gli sport di contatto, in campo non c’è solo fair play e “terzo tempo”. Credere che il rugby sia lontano da magagne, problemi o che ispiri soltanto i più nobili sentimenti dell’animo umano significa non avere una visione concreta di cosa sia lo sport e oltretutto lo ritengo discriminatorio nei confronti di altre discipline. Ci sono pro e contro in ogni ambiente, in ogni Federazione e tifoseria… sta a noi raccontarle e a tutti gli “addetti ai lavori”, dai manager ai giocatori ai giornalisti e non ultimi ai genitori che accompagnano i propri figli a far sport fare del proprio meglio per migliorare giorno dopo giorno.

– E oltre al rugby quali altri sport segui?

Pallacanestro e sci alpino… il basket mi ha sempre appassionato e ora che lo pratica mia figlia c’è ovviamente un motivo in più per seguirlo, lo sci alpino è stato per anni il mio sport…