ARSENAL (3-5-2): Martinez; Monreal, Mustafi, Chambers; Kolasinak, Burton, Olayinka, Jenkinson, Saka; Nketiah, Nelson. A disposizione: Leno, Macey, Gabriel, John-Jules, Aubameyang, Maitland-Niles, Ozil, Thompson, Mkhitaryan, Willok, Xhaka, Lacazette, Medley, Papastathopoulos. Allenatore: Emery.

 

FIORENTINA (4-3-3): Dragowski; Venuti, Ceccherini, Ranieri, Terzic; Castrovilli, Cristoforo, Benassi; Sottil, Saponara, Vlahovic. A disposizione: Terracciano, Chiorra, Beloko, Milenkovic, Hristov, Vitor Hugo, Biraghi, Hancko, Dabo, Zurkowski, Lakti, Eysseric, Koffi, Baez, Chiesa, Montiel, Simeone.
Allenatore: Montella.

 

Le storie che racconta il calcio d’estate sono storie di cambiamento. E dove si vuole portare il cambiamento non devono mancare idee e coraggio. Comprensibili quindi le scelte di Montella che pretende dalla sua Fiorentina quelle risposte che soltanto il campo può dare ma ancor più comprensibile la curiosità attorno al lavoro di Daniele Pradè, adesso chiamato ad un sprint di mercato che sappia coniugare sostanza e qualità. In passato ci è brillantemente riuscito… vedremo.

Quella di questa notte è stata complessivamente una buona Fiorentina, una squadra propositiva che ha saputo dare alla propria prestazione cambiamenti di ritmo importanti peccando però di grande ingenuità in fase di realizzazione (che occasioni con Saponara, Ceccherini e Vlahovic!). Una costante che nel corso dei 90 minuti contro i Gunners ha portato la squadra di Montella ha subire goal proprio nei momenti dove appariva maggiormente padrona del campo.

Nella seconda frazione l’estremo difensore dell’Arsenal è addirittura protagonista di due ottimi interventi su Simeone e Zukorwki, salvataggi che come nei primi 45 minuti portano gli uomini di Emery a segnare la rete del tre a zero. Le impressioni strettamente legate al risultato lasciano comunque il tempo che trovano… certo le reti di Nketiah e Willok sembrano punire oltremodo la formazione gigliata che adesso deve concentrarsi unicamente sul lavoro.

E’ una Fiorentina che guarda avanti che rispolvera un’organizzazione di gioco fresca e generosa, una voglia che negli ultimi mesi di campionato sembrava ostaggio di paure e apatia. La strada da fare è lunghissima ma i primi passi sono quelli fondamentali