Il primo colpo della nuova dirigenza gigliata riguarderà, con ogni probabilità, il reparto con maggior necessità di investimento: la mediana. Il centrocampo attuale è infatti agli antipodi rispetto alle ideologie tecnico-tattiche di Mister Montella: la rivoluzione è pressoché necessaria. I primi due nomi sulla lista del duo Montella-Pradè sono proprio quelli di Bennacer e Mandragora, giocatori simili a livello tattico, ma diversi sotto svariati punti di vista.

Partiamo da Mandragora. Il talento originario di Scampia è stato da poco riscattato per 18 milioni dall’Udinese, con la Juventus che, titolare del diritto di ‘recompra’ a 26 milioni, sembra però momentaneamente disinteressata ad esercitarlo. Ecco che quindi possono partire possibili trattative, con l’Udinese che difficilmente riuscirà a trattenere il giovane talento: la base d’asta è alta, si parla infatti di almeno 23/25 milioni di euro. Una cifra sicuramente importante, che trova le sue fondamenta sulla personalità del classe ’97, e sui suoi ampi margini di crescita.

Mandragora, viste le sue caratteristiche peculiari, ha trovato nel ruolo di playmaker basso davanti alla difesa la sua ‘comfort zone’. Il centrocampista originario di Scampia ricalca infatti perfettamente l’identikit del mediano ‘moderno’, unendo ottime qualità in fase di rottura ad un’interessante predisposizione all’impostazione di gioco, grazie soprattutto ad ottime qualità nel fraseggio e nelle verticalizzazioni. Nell’ultimo campionato ha esplicitato una caratteristica sicuramente da non sottovalutare, la duttilità: nell’arco della stagione ha infatti ricoperto sia il ruolo di regista che quello di mezz’ala, dimostrando una crescita esponenziale in fase offensiva rispetto all’esperienza crotonese. Ad Udine infatti, Mandragora ha migliorato i suoi tempi di inserimento in fase offensiva, ed ha sviluppato un’interessante propensione al tiro da fuori, spesso pericoloso.

Grazie alle gambe lunghe possiede una falcata che gli permette di correre lungo il campo con buona velocità. Soprattutto, Mandragora possiede delle letture sopra la media, con e senza il pallone tra i piedi, che gli permettono di intuire in anticipo dove finirà la sfera. Molte volte non ha bisogno di correre disperatamente verso il pallone perché sa leggere benissimo i rimbalzi e può raggiungere in anticipo la zona di caduta. A questo punto può far valere il proprio vigore atletico per contendere il possesso agli avversari anche in situazioni concitate. Se la palla resta alta, possiede lo stacco per giocarla in avanti di testa. La buona struttura fisica lo rende resistente ai contrasti, mentre può usare le gambe lunghe per insinuarsi tra gli avversari e rubargli il pallone. Quando si tratta di recuperare palla, Mandragora lo fa con uno stile inconfondibile. È un amante dei tackle, favoriti dall’eccellente tempismo e dalla lunghezza delle gambe. Non è uno di quei giocatori che usa le scivolate solo per togliere il pallone dai piedi dell’avversario ma anche per tagliare le traiettorie dei passaggi.

Ismael Bennacer è invece un centrocampista moderno, capace di adattarsi nel migliore dei modi a tutti i ruoli di centrocampo, da quello di vertice basso davanti alla difesa fino a quello di trequartista dietro le punte. Un centrocampista duttile, fondamentale per tutte le squadre: un jolly utile per tutte le evenienze.
L’algerino è un mancino di razza, ed il suo ruolo originario è proprio il centrocampista centrale. Tra i vari esperimenti attuati da Andreazzoli e Iachini, ha però giocato sia da mezz’ala destra (con Traorè davanti alla difesa) sia da trequartista. La sua qualità migliore è sicuramente il perfetto tempismo di gioco, con cui detta perfettamente la manovra. Bennacer riesce infatti, grazie ad una tecnica individuale importante, a realizzare passaggi accurati ed intelligenti, in grado di far partire nel modo migliore l’azione: non a caso la percentuale di passaggi realizzati con successo è dell’87.5%. Ottima predisposizione anche al dribbling, con l’80% di dribbling completati con successo: un centrocampista realmente completo, capace di abbinare un’ottima quantità di contrasti vinti e di passaggi intercettati con interessanti doti nel palleggio e nel lancio lungo.

Da non trascurare poi anche l’età. Il centrocampista algerino non ha ancora compiuto 22 anni, ed ha quindi ancora ampi margini di miglioramento. Quest’anno 0 gol e 3 assist. Dati sicuramente non esaltanti, dovuti principalmente però dai compiti prettamente difensivi assegnatogli da Andreazzoli e Iachini.

IL CONFRONTO

Inutile nasconderlo: Bennacer e Mandragora si assomigliano molto sotto svariati punti di vista, anche se in alcune sfumature sono facilmente distinguibili. Prima di tutto è importante sottolineare che, nonostante la notevole somiglianza delle loro caratteristiche tattiche, possono tranquillamente convivere nella stessa mediana: entrambi hanno infatti maturato diverse esperienze nei vari ruoli del centrocampo, ottenendo ottimi risultati. La differenza sostanziale sta nello sviluppo delle loro caratteristiche, con l’italiano più predisposto alla fase di rottura, e Bennacer più propenso alla fase d’impostazione, grazie ad una tecnica individuale importante che gli permette anche di ricoprire agilmente anche il ruolo di trequartista.

 

 

 

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