Alla Fiorentina Alberto Malusci realizza il suo sogno di bambino fin dal primo minuto al Franchi: esordire su quel campo vestendo quella maglia . Il resto sarà tutto un crescendo. Correre, lottare e vincere nella Fiorentina, la squadra per cui ha sempre fatto il tifo e alla quale ha legato gli anni più importanti della sua vita e della sua carriera.

In esclusiva per Sport Fiorentina un’intervista dove si parla del passato e del presente della Fiorentina con qualche spunto dal calcio internazionale che più sta facendo sognare!

 

Dal settore giovanile all’esordio con la prima squadra… per ogni giocatore la prima volta in Serie A è speciale ma per chi arriva da un certo percorso professionale e sportivo credo sia diverso…

Assolutamente! Io allo stadio fino a quel momento c’ero stato soltanto da spettatore, sul campo avevo accesso solo quando venivo selezionato come raccattapalle. Quando ho esordito in Serie A mi guardavo attorno e vedevo tutti i giocatori che fino a quel momento altro non abitavano che il mio album di figurine Panini. Avere questo spirito di stupore credo sia fondamentale così come lo è avere la voglia di impegnarsi in quello che si fa, crederci fino in fondo, mantenere gli impegni presi: prima c’era una cultura calcistica diversa, se un giovane era promettente era giusto dargli spazio.

 

Domani Juventus – Fiorentina: a molti tuoi colleghi presenti quella notte del 1990 la finale di andata di Coppa UEFA non è ancora andata giù!

Difficile dire il contrario. Alcune situazioni arbitrali che si vennero a creare furono totalmente assurde, il direttore di gara Soriano Aladren commise errori difficili da rivedere in campo internazionale in una partita di quel valore. Uscire sconfitti per 3-1 immeritatamente fu per noi una grande frustrazione, mai paragonabile alla decisione di far giocare la gara di ritorno ad Avellino. Ci è mancato il Franchi, potevamo davvero ribaltarla.

Alla Fiorentina fino al 1996, in tempo per vedere alzare alla Fiorentina una Coppa Italia….

Fu una stagione molto particolare, splendida. Il progetto affidato a Ranieri era molto ambizioso se si pensa che gli si chiedeva di tornare immediatamente in A dopo la retrocessione e impostare proprio in quella stagione un futuro vincente dove il gruppo rimanesse sempre ai vertici del calcio italiano e internazionale. Ricordo che allora eravamo 22 titolari, personalmente non vedevo l’ora arrivasse la Coppa Italia perché era la competizione dove Ranieri mi dava più spazio: tanta concorrenza ma un ambiente bellissimo, un gruppo molto unito dove non ci sono mai state tensioni o gelosie!

 

Leader di quello spogliatoio era sicuramente Gabriel Omar Batistuta che ha da poco festeggiato i suoi 50 anni con una grande festa in Piazza della Signoria. Che compagno di squadra è stato?

Un grandissimo compagno, un esempio: un capitano vero. Il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via dal campo, un calciatore molto dotato e allo stesso tempo umilissimo, disposto a lavorare sui propri limiti per spostargli. Questa grande “fame” lo ha reso quello che è: ha saputo coltivare quella voglia di emergere che in tanti ragazzi non hanno. E poi, un’altra sua grande dote è la trasparenza, la lealtà: se Gabriel doveva dirti una cosa ti affrontava, cercava le parole giuste ma di certo non lasciava niente di in sospeso.

 

Nel 1996 inizia per te un’esperienza professionale importante che ti ha dato modo di conoscere un nuovo Campionato, una nuova realtà. Come racconteresti gli anni di Marsiglia?

Marsiglia è una piazza molto importante, un’eccellenza in Francia, un contesto molto “caldo” che era abituato a palcoscenici di prima importanza: dopo la vittoria della Coppa dei Campioni del 1992-93 il Club subì un piccolo terremoto, addirittura non ebbe la possibilità di difendere il titolo poiché coinvolta nel cosiddetto Affaire VA-OM. Il Presidente artefice del grande successo dei francesi Bernard Tapie fu costretto alle dimissioni poiché squalificato a tempo indeterminato e ovviamente il progetto OM fu notevolmente ridimensionato. Quando arrivai a Marsiglia la fase di ricostruzione era ormai avviata, quindi mi fu offerta la possibilità di inserirmi in un contesto stimolante e ambizioso che mi ha fatto crescere molto. Un’esperienza che rifarei assolutamente, magari non a 26 anni…

La scelta di giocare in Belgio è stata certamente atipica per quegli anni anche se c’è da dire che un campionato come quello della Pro League è una fucina di talenti e soprattutto di proposte di gioco molto interessanti!

Nel campionato belga ci sono fondamentalmente 3 Club che “dettano legge” e si contendono scudetti e soprattutto l’accesso alle competizioni europee alle quali tengono molto: Anderlecht, Brugge e Standard Liegi. Quando sono arrivato in Belgio nel 2003 la prima cosa che notai nel corso dei primi allenamenti fu la proposta di calcio innovativa che si voleva dare, le modalità di allenamento completamente diverse rispetto a quelle italiane. C’è un grande lavoro e investimento sul settore giovanile, un grande rispetto e una grande attenzione per coloro che si occupano di formazione. Investimenti che pagano visti i grandi talenti che adesso vestono la maglia della Nazionale belga o che vengono da quel campionato.

 

A proposito di giovani talenti delle giovanili… l’Ajax a Torino ha fatto il colpaccio, ha dimostrato che lavorare su una filosofia di gioco, un’identità propria e non speculare ad altre non solo ti fa uscire dal campo tra gli applausi ma ti fa andare avanti! Che partita hai visto mercoledì sera?

Molto bella! La Juventus è stata brava nel primo tempo a tenere il pressing su livelli importanti, interrompere le azioni dell’Ajax, bloccare le loro linee di passaggio dalle quali gli olandesi sanno sviluppare quelle trame di gioco avvolgenti in modo rapidissimo. Un primo tempo equilibrato dove se vogliamo la squadra di ten Hag ha trovato un goal un po’ fortunoso. Nella ripresa non c’è stata storia: probabilmente la Juventus non aveva più la forza di contrastare quell’intensità, pensavano a non subire e ovviamente non può andarti sempre bene. Questo ha palesato un po’ quelli che sono i limiti del calcio italiano, un campionato dove c’è molto agonismo ma a volte non si lavora abbastanza sull’intensità.

 

Domani la Fiorentina arriva all’Allianz Stadium. I calcoli da fare sono tanti…volevo chiederti per te calciatore e tifoso cosa avrebbe significato scendere in campo sapendo che alla fine la Juve potrebbe festeggiarti lo scudetto proprio davanti…

Una motivazione sufficiente per dare il massimo e anche qualcosa di più. Capisco il pensiero fisso alla gara contro l’Atalanta ma vedersi festeggiare in faccia una Coppa… Certo non dipende dalla Fiorentina, potrebbero addirittura vincere il campionato perdendo se il Napoli non facesse risultato Lunedì sera: hanno fatto una grande cavalcata e se lo meritano, però la squadra ha il dovere di onorare una partita che per Firenze ha un significato importante!

 

Montella ha dichiarato di aver preferito Ceccherini a Vitor Hugo perchè ha riscontrato che nella difesa della Fiorentina manca un po’ di comunicazione… da ex difensore come commenti questa scelta?

Ovviamente in un reparto come la difesa la comunicazione è fondamentale e a volte non è così immediata, parlare tutti la stessa lingua è importante. Certo Vitor Hugo viene da prestazioni non brillanti, ha dimostrato nel corso dell’anno di essersi adattato sempre di più alle dinamiche del campionato italiano ma probabilmente Montella ha un altro pensiero e vede in Ceccherini (che non ha mai demeritato quando gli è stata data fiducia) un giocatore più affidabile per le caratteristiche degli attaccanti che si troverà davanti.

 

Ultima domanda… nessuno se lo aspettava ma a Firenze è tornato da 10 giorni Vincenzo Montella. Come commenti questa scelta sia del Club che del tecnico, visto che a volte tornare dove si è fatto bene non è semplice…

Credo ci sia la voglia di fondare un nuovo progetto tecnico. Montella con sé porta idee, porta una filosofia di gioco che non può prescindere dai giocatori con caratteristiche precise e credo che la Fiorentina gli abbia dato le giuste garanzie per il futuro. Tutti vogliamo tornare a divertirci guardando la Viola!