Gerson delude, ancora una volta. Col Frosinone è arrivata infatti l’ennesima prestazione insufficiente, l’ennesima prova oziosa ed inconcludente. La partita contro i ciociari riassume alla perfezione la stagione del centrocampista brasiliano, una stagione iniziata con tutt’altre prospettive e ambizioni: sia per Gerson che per la Fiorentina.

Fin dal suo arrivo nel capoluogo toscano, Gerson è stato al centro di varie polemiche: tra i tifosi che non accettavano di essere una ‘succursale’ dei giallorossi (il brasiliano è arrivato con la formula del prestito secco) e le voci insistenti su un suo iniziale rifiuto al trasferimento. Anche se la piazza non gradiva quindi il metodo utilizzato, Gerson divenne un giocatore della Fiorentina: per Pioli rappresentava infatti un tassello imprescindibile nel suo scacchiere tattico in vista della nuova stagione. Negli schemi di Pioli il centrocampista brasiliano doveva rappresentare la classe, l’estro, colui in grado di realizzare il famoso ‘ultimo passaggio’: il classico fantasista, seppur leggermente indietreggiato, da cui far partire tutte le azioni offensive gigliate. Il suo ruolo all’interno dei piani tattici idealizzati da Pioli era determinante, considerando soprattutto l’assenza di un vero regista in grado di smistare il gioco.

La prima partita del campionato, contro il Chievo al Franchi, sembra dar ragione a Pioli. Gerson fu infatti devastante, il vero protagonista della sfida: un gol, un assist e una prestazione maiuscola. Tra i tifosi qualche voce esprimeva -addirittura- il suo malcontento per il solo prestito secco senza possibilità di riscatto, vista la classe messa in mostra dal brasiliano nella prima uscita ufficiale della stagione.

La partita col Chievo, risalente al 26 agosto, è però l’unica grande prestazione di Gerson: un piccolo spiraglio di luce in un oceano di prestazioni insignificanti. Sembrava l’alba di una grande stagione, il tempo però ha però distrutto tutto: speranze e convinzioni. Doveva rappresentare l’anno dell’esplosione definitiva, ma così non è stato: solo prestazioni scialbe e mediocri, che gli sono valse anche il chiaro disinteressamento della dirigenza romana.

Pioli è, senza il benché minimo dubbio, il più grande estimatore del centrocampista brasiliano. Gerson è infatti il terzo giocatore Viola per presenze fra centrocampo ed attacco: solo Chiesa e Veretout hanno giocato di più. Una statistica sorprendente, che evidenzia quanto Pioli abbia creduto in lui, anche quando la logica imponeva una sostituzione: i tentativi fatti dal tecnico parmigiano volti a far sboccare il suo talento sono infatti molteplici, come ad esempio il cambio di ruolo, ma anche da esterno sinistro ha deluso pesantemente. Il suo campionato da ‘horror’ sta tutto nei dati: 3 gol e 2 assist in 29 partite disputate.

A fine campionato le strade si divideranno, per il bene di tutti. L’imminente separazione fra Pioli e la Viola elimina infatti qualsiasi possibilità di conferma. Gerson è stato un enorme flop: solo Pioli sembra non voler ammetterlo.

 

 

Photo by Andrea Martini, Paolo Giuliani