SIENA – Pronostico rispettato: il campione del mondo Tadej Pogacar trionfa a Piazza del Campo e coglie la sua quarta vittoria, la terza consecutiva, tra due ali di folla e di polvere sul tracciato della Strade Bianche.
Un successo mai in discussione, che proietta il fuoriclasse sloveno in vetta all’albo d’oro dei plurivincitori della manifestazione, unico a poter vantare quattro sigilli – superato l’ex campione svizzero Fabian Cancellara a quota tre – in una corsa relativamente “giovane” che tuttavia nelle sue venti edizioni ha già visto trionfare nomi di assoluto rilievo nel panorama ciclistico mondiale.
E come nello stile di “Pogi”, anche questa vittoria è arrivata con una cavalcata irresistibile e solitaria di 78 km, partita da uno scatto deciso e in progressione sul tratto più duro del Monte Sante Marie; il gruppetto di testa si è subito frantumato, l’ultimo a cedere è stato il talento francese Paul Seixas – il più giovane debuttante della corsa a soli 19 anni – che è riuscito a seguire la ruota del campione iridato per qualche centinaio di metri prima di alzare bandiera bianca.

Pogacar vince così per la quarta volta la Strade Bianche con una nuova dimostrazione di forza, giungendo ad accumulare nel giro di una decina di chilometri quasi 2′ sugli inseguitori e amministrando il vantaggio lungo il doppio circuito di Colle Pinzuto e Le Tolfe, accolto sugli ultimi sei tratti di sterrato da una folla di tifosi in delirio. Lo sloveno taglia il traguardo di Piazza del Campo e alza la bici al cielo con un minuto di vantaggio su Seixas, autentica rivelazione della corsa e grande promessa del ciclismo transalpino e non solo, considerando la giovane età e gli ampi margini di crescita; sul gradino più basso del podio a 1’09 dal vincitore sale il messicano Del Toro, altro giovane rampante che abbiamo imparato a conoscere bene l’anno scorso al Giro d’Italia. Gli altri favoriti accusano ritardi più pesanti: Pidcock è settimo a 2’14, Jorgenson ottavo a 2’20, Van Aert decimo a 3’46 mentre il migliore degli italiano è Andrea Vendrame, che termina sedicesimo a quasi sette minuti.
Un’edizione che ha visto brillare due giovani under 22 che promettono di farci divertire nei prossimi anni, considerando le loro prestazioni in costante crescita; ma per il momento il “re” è ancora Tadej, che mantiene ancora bene saldo nelle proprie mani lo “scettro” di fenomeno assoluto del ciclismo mondiale, capace di vincere su ogni tipo di terreno e di mandare un chiaro segnale agli sfidanti in vista della stagione appena iniziata. Sterrato, pavè, classiche, grandi giri, strappi e montagne: il “cannibale” sloveno ha ancora fame di vittorie, e tutti gli appassionati pregustano già uno scontro epico con il grande rivale Mathieu Van der Poel tra due settimane alla Milano-Sanremo, una delle poche gare assenti nel palmares del campione iridato.
Al di là dell’aspetto puramente sportivo, è stata una giornata spettacolare che ha evidenziato ancora una volta la costante crescita della Strade Bianche come gara ormai entrata nel calendario degli appuntamenti da non perdere per tutte le squadre, che la affrontano come una vera e propria “classica monumento”, e soprattutto nel cuore dei tifosi, in questo fine settimana giunti a migliaia a Siena da ogni parte d’Italia e del mondo.
Una corsa capace di far scoprire alcuni angoli meravigliosi e da cartolina della nostra regione e di valorizzare ancora di più a livello mondiale un territorio straordinario dal punto di vista paesaggistico: nei 203 km totali di questa edizione si sono attraversate la val d’Arbia, le colline di Montalcino, la val d’Asso, la zona delle Crete di Asciano e il basso Chianti, con le “lingue bianche” di terra degli sterrati che si snodano come serpenti tra curve e continui saliscendi, senza mai un metro di pianura, tra campi, colline, calanchi e foreste.
Un’edizione segnata da un meteo favorevole, con sole e temperature primaverili, e soprattutto da un “fondo strada” asciutto che ha sollevato nuvole di polvere al passaggio dei corridori e delle molte auto e moto al seguito della corsa. In alcune fasi della gara, infatti, è risultato assai difficile a chi era seduto a bordo strada distinguere le sagome degli atleti in quel “polverone” che è anche la quintessenza e un elemento caratteristico della Strade Bianche, pronto a trasformarsi in fango nelle giornate di pioggia.
Folla, polvere ed emozioni hanno segnato una gara che in qualità di inviati di Report abbiamo avuto modo di seguire da vicino, in tre diversi momenti.

La prima “fotografia” della corsa è il tratto di sterrato in località Radi, dopo una trentina di chilometri dal via: anche se ci troviamo ancora nelle fasi iniziali, il gruppo procede a velocità molto sostenuta e tanti atleti in testa cercano di alzare il ritmo per portare via una fuga, cosa che effettivamente avverrà qualche chilometro dopo. Il gruppo ci sfila accanto già allungato, con tutti i migliori ben protetti dai gregari nelle posizioni di testa per evitare incidenti o cadute: in coda, arrancando nella scia delle ammiraglie, tanti corridori soffrono e iniziano a perdere terreno, in molti si staccheranno e si ritireranno nel corso di una gara che è nota anche per la sua spietata selezione.
Nel primo pomeriggio siamo in vetta a uno strappo del Monte Sante Marie presso Asciano, uno dei tratti di sterrato più famosi e iconici della corsa, con le sue salite brevi ma con pendenze a doppia cifra: qui di solito il gruppo “esplode”, qui i grandi campioni cambiano ritmo, qui per due anni Pogacar ha piazzato lo scatto decisivo per le sue vittorie in solitaria.
Ad attenderci, gruppi di appassionati e di cicloamatori che hanno deciso anch’essi di percorrere un “pezzo” di strada bianca per attendere sul ciglio il passaggio dei corridori: e dopo una mezz’ora di attesa la corsa arriva, “annunciata” di lontano dai due elicotteri delle riprese televisive e dalla nube di polvere alzata da moto e ammiraglie. La lunga attesa si scioglie in un applauso al passaggio della testa della corsa, con Pogacar già in “rampa di lancio” e pronto a piazzare il suo scatto fulminante, cosa che avverrà sullo strappo successivo.
L’ultima immagine della corsa è al secondo passaggio sulla “rampa” in sterrato delle Tolfe: siamo sull’ultima asperità di giornata, mancano una decina di chilometri al traguardo e da dietro la collina si intravede il profilo di Siena con il campanile del Duomo e la Torre del Mangia. Un autentico “muro umano” di centinaia di tifosi di tutte le età e di diversa provenienza e nazionalità si accalcano ai lati della strada, molti si sono letteralmente “accampati” lungo il pendio della collina formando un anfiteatro vivace e colorato. C’è un gruppo di sloveni, con le bandiere e gli striscioni del fan club di Pogacar, ci sono turisti inglesi, tedeschi e olandesi in vacanza in Toscana che si sono voluti regalare una giornata diversa all’insegna dello sport, ci sono vari gruppi amatoriali di cicloamatori e appassionati di gravel, c’è una folla che applaude e che grida in una Babele di lingue, aspettando da ore quei pochi istanti nei quali si esaurisce il passaggio della corsa.
Ma è proprio l’attesa, l’aspettare lì insieme a rendere ancora più magico ed emozionante l’arrivo della gara: tutti sono attaccati allo smartphone per seguire le immagini in diretta streaming, si sa che Pogacar è in fuga da quasi 70 km, al suo inseguimento due gruppetti si danno battaglia per le posizioni di rincalzo. Al suo passaggio in solitaria il volume della folla si alza, il corridore avanza tra due ali di folla che si aprono pochi metri davanti a lui, tanto che la moto del servizio d’ordine che lo precede ha il suo bel da fare per mantenere un minimo spazio in mezzo alla strada.

L’entusiasmo è contagioso e coinvolgente, applausi e incitamenti non sono riservati solo al campione ormai lanciato verso la vittoria, ma anche a tutti gli atleti che seguono, in particolare quelli nei vari “gruppetti” di staccati: perchè nel ciclismo non si tifa “contro” qualcuno ma “per” tutti gli atleti in gara che dopo duecento chilometri su una rampa di sterrato al 18% di pendenza sono ormai delle maschere di fatica, ma spinti e spronati dalla folla a non mollare e a tagliare il traguardo.
Il passaggio dell’auto di fine corsa segna il “rompete le righe generale” e tutti, in bici o a piedi, abbandonano la strada che viene così restituita alla sua quiete di tutti i giorni almeno fino alla prossima edizione della gara. E si torna a casa con i vestiti impolverati, ma ancora emozionati, per una giornata di festa e di sport che ricorderemo a lungo, segnata dall’ennesima impresa di Pogacar e dal fascino di una corsa che con i suoi paesaggi, i suoi scenari e la sua passione ha davvero pochi eguali.
